Quando osserviamo le falesie di Otranto, le scogliere di Santa Cesarea Terme o le alte coste di Santa Maria di Leuca, difficilmente immaginiamo che quelle rocce raccontino una storia iniziata oltre 100 milioni di anni fa.
Il paesaggio del Salento non è nato per caso. Ogni grotta marina, ogni sorgente costiera, ogni insenatura e ogni scogliera è il risultato di una lunga successione di eventi geologici che hanno trasformato un antico fondale tropicale nella penisola che oggi separa il Mar Adriatico dal Mar Ionio.
Conoscere questa storia significa guardare il Salento con occhi completamente diversi.
Il Salento: una terra nata dal mare
Dal punto di vista geologico, il Salento appartiene all’Avampaese Apulo, una vasta porzione della crosta terrestre rimasta relativamente stabile durante la formazione della catena appenninica.
Mentre gran parte dell’Italia veniva deformata, sollevata e piegata dalla collisione tra la placca africana e quella europea, il Salento si comportava come un grande blocco rigido, preservando gran parte delle rocce che oggi costituiscono il suo sottosuolo.
L’ossatura della penisola è formata da una successione di rocce carbonatiche spessa oltre 6.000 metri, depositatasi tra il Giurassico e il Cretaceo, quando questa parte dell’Italia era completamente sommersa da un mare caldo e poco profondo, simile agli attuali mari tropicali delle Bahamas.
Quando il Salento era un mare tropicale
Tra circa 160 e 70 milioni di anni fa, al posto degli uliveti e delle città salentine esisteva una vasta piattaforma carbonatica.
Il fondale era popolato da coralli, alghe calcaree, molluschi, rudiste, echinodermi e moltissimi altri organismi marini. Alla loro morte, gusci e scheletri ricchi di carbonato di calcio si accumulavano lentamente sul fondo del mare.
Milione dopo milione di anni questi sedimenti si sono compattati, trasformandosi in spessi banchi di calcare.
Sono proprio questi calcari che oggi formano il “cuore” geologico del Salento.
I calcari: le rocce più antiche del Salento
I calcari sono rocce sedimentarie costituite prevalentemente da carbonato di calcio.
Nel Salento rappresentano il substrato geologico più antico affiorante e sono particolarmente visibili lungo molti tratti della costa adriatica, soprattutto tra Otranto e Santa Maria di Leuca.
Queste rocce sono estremamente compatte e resistenti all’erosione. È proprio questa caratteristica che permette la formazione delle spettacolari falesie verticali che rendono famosa la costa orientale del Salento.
Ma i calcari possiedono anche un’altra proprietà fondamentale: vengono lentamente dissolti dall’acqua piovana leggermente acida.
È questo processo, chiamato carsismo, che ha dato origine a grotte, cavità sotterranee, doline, vore e ai complessi sistemi di circolazione delle acque sotterranee che caratterizzano il territorio salentino.
Le calcareniti: quando il mare tornò a ricoprire il Salento
La storia geologica del Salento non termina con i calcari.
Nel corso degli ultimi milioni di anni il livello del mare è salito e sceso numerose volte.
Durante queste trasgressioni marine nuove sabbie carbonatiche si depositarono sopra le rocce più antiche.
Con il tempo anche queste sabbie si cementarono, formando le calcareniti, rocce molto più giovani e generalmente più tenere dei calcari.
Le calcareniti sono costituite da minuscoli frammenti di conchiglie, alghe calcaree, coralli e altri organismi marini, saldati tra loro da un cemento naturale di carbonato di calcio.
Tra queste formazioni rientra anche la celebre Pietra Leccese, una calcarenite miocenica facilmente lavorabile che ha reso possibile la straordinaria architettura barocca di Lecce.
Perché le rocce cambiano lungo la costa?
Chi percorre il Salento in kayak nota subito che la costa cambia continuamente.
In alcuni tratti prevalgono alte pareti rocciose.
In altri compaiono piccole spiagge sabbiose.
Altrove la roccia assume una colorazione giallo dorata.
Queste differenze dipendono proprio dalla geologia.
Le falesie più spettacolari sono generalmente scolpite nei calcari più antichi e resistenti.
Le pareti più chiare e facilmente modellabili appartengono invece alle calcareniti, molto più porose e soggette all’azione del mare.
Questa alternanza di rocce con diversa resistenza all’erosione contribuisce a creare il paesaggio estremamente vario della costa salentina.
Le Serre Salentine: le “montagne” del Salento
Chi attraversa l’entroterra salentino incontra una serie di rilievi dolci conosciuti come Serre Salentine.
A prima vista potrebbero sembrare semplici colline.
In realtà rappresentano la manifestazione superficiale di antiche strutture tettoniche.
Durante le ultime fasi della storia geologica della penisola, movimenti della crosta terrestre generarono una serie di pieghe e faglie orientate prevalentemente in direzione nord-ovest/sud-est.
Le parti che si sollevarono formarono le attuali Serre, mentre le aree rimaste più basse vennero progressivamente colmate da sedimenti più recenti.
Per questo motivo il paesaggio salentino è caratterizzato dall’alternanza di lunghe dorsali poco elevate e ampie aree pianeggianti.
Le Serre raramente superano i 200 metri di quota, ma costituiscono l’elemento geomorfologico più caratteristico del Salento meridionale. La cima più elevata è Serra di Sant’Eleuterio, presso Parabita, che raggiunge circa 200 metri sul livello del mare.
Il carsismo: lo scultore invisibile del Salento
Se la tettonica ha costruito il territorio, il carsismo lo ha scolpito.
Per milioni di anni l’acqua piovana ha infiltrato le fratture dei calcari dissolvendo lentamente il carbonato di calcio.
Questo processo ha creato un immenso reticolo di cavità sotterranee.
Le grotte della Zinzulusa, di Romanelli, di Porto Badisco e centinaia di altre cavità presenti nel Salento sono il risultato di questo lento lavoro dell’acqua.
Anche molte sorgenti costiere devono la loro esistenza al carsismo: l’acqua piovana penetra nel sottosuolo, percorre chilometri all’interno delle rocce e riemerge lungo la costa attraverso fratture e cavità naturali.
Perché il mare del Salento è così trasparente?
Uno degli aspetti che colpisce maggiormente chi visita il Salento è la straordinaria limpidezza del mare.
Anche questa ha una spiegazione geologica.
Le rocce calcaree sono estremamente permeabili.
Quando piove, gran parte dell’acqua non forma fiumi superficiali, ma si infiltra rapidamente nel sottosuolo alimentando le falde acquifere.
Per questo motivo il Salento possiede pochissimi corsi d’acqua permanenti che trasportano sedimenti verso il mare.
L’assenza di grandi apporti di fango e limo permette all’acqua di mantenersi eccezionalmente limpida per gran parte dell’anno.
Un paesaggio ancora in evoluzione
La geologia non appartiene soltanto al passato.
Le onde continuano a modellare le scogliere.
Le piogge continuano ad ampliare lentamente le cavità carsiche.
Le falesie arretrano di pochi millimetri ogni anno.
Le oscillazioni del livello del mare modificano continuamente la linea di costa.
Il paesaggio che osserviamo oggi è soltanto un’istantanea di un processo iniziato milioni di anni fa e destinato a continuare anche in futuro.
Guardare il Salento con occhi diversi
Quando navighiamo lungo la costa in kayak siamo abituati ad ammirare il colore dell’acqua, le grotte marine e le alte falesie.
Ma ogni parete rocciosa racconta una storia molto più antica dell’uomo.
Una storia fatta di mari tropicali, organismi marini, movimenti della crosta terrestre, erosione e tempo.
È proprio questa lunga storia geologica che ha creato il paesaggio straordinario che oggi rende il Salento uno dei luoghi più affascinanti del Mediterraneo.
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